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5 luoghi instragrammabili di Tokyo fuori dalle rotte (santuari e giardini)

Se state organizzando un primo- o un secondo, o un terzo- viaggio a Tokyo, probabilmente le cose da vedere saranno talmente tante che templi e santuari minori e giardini difficilmente troveranno spazio nel vostro itinerario. Spesso abbinata a Kyoto e Nara, la capitale certo non spicca per i suoi luoghi di culto e spesso si finisce per visitare soltanto il Senso-ji e dedicarsi ad altro, in attesa di spostarsi verso orizzonti più attrattivi dal punto di vista culturale- e come darvi torto.

Per quanto riguarda invece gli spazi verdi, il parco di Ueno è solitamente il prescelto, poiché indicato come must-see in qualsiasi guida o itinerario preconfezionato che si rispetti (anche se a mio parere lo Shinjuku-gyouen è immensamente più bello, soprattutto se capitate in Giappone durante la fioritura del sakura).



Ma veniamo a noi, ecco qui la top five dei luoghi meno battuti dove catturare scatti magici.


Santuario Nezu


Conosciuto per essere la brutta copia del Fushimi Inari Taisha, grazie al suo corridoio di torii che ricorda vagamente quello- indubbiamente più maestoso- che si inerpica sul monte Inari, cela in realtà molto di più.

Pur essendo un luogo magico anche senza riferimenti stagionali e mantenendo un certo fascino anche nelle giornate più uggiose, diventa particolarmente bello tra aprile e maggio, quando le azalee fiorite tingono la collina di lilla e di viola. Solitamente in questa occasione si tiene un festival dell’azalea, le cui date seguono il calendario della fioritura e sono quindi variabili, ma per ovvie ragioni storiche nel 2020 è stato annullato.


Tempio Togo


Non lo conoscono neanche i giapponesi. Su una traversa della trafficatissima Takeshita dori di Harajuku, si trova un luogo silenzioso dove le orde di turisti non arrivano.

Lo spot perfetto dove scattare una foto si trova nel giardino dietro il tempio: scendendo una scala si arriva a un laghetto abitato dalle carpe koi (tra cui ne potreste vedere una bianca con un cerchio rosso sulla testa, appartenente a una razza considerata particolarmente pregiata proprio perché ricorderebbe la bandiera del Sol Levante), attraversabile tramite un sentiero pensile di ponticelli e gazebo.


Tempio Gotokuji


È il tempio dei maneki neko. Non centralissimo, è raggiungibile in pochi minuti di treno sia dalla stazione di Shinjuku che da quella di Shibuya, oppure lo si può abbinare a una visita al quartiere hippy di Shimokitazawa, da cui dista appena mezz’oretta a piedi.

Se il tempio di per sé non è più interessante di migliaia di altri che si possono scorgere in ogni angolo di Tokyo, è la leggenda che lo accompagna a renderlo degno di nota: si narra infatti che qui sia nato il maneki neko, altrimenti conosciuto come gatto della fortuna. E tutt’ora migliaia di gatti della fortuna di tutte le dimensioni alloggiano nell’altare votivo sul retro; sono loro il vero motivo della nostra visita.


Giardino Rikugi-en


Essendo un giardino in stile giapponese, bisogna andarci con le giuste aspettative: spazi d’erba minuziosamente curati e laghetti- e scorci sull’acqua da togliere il fiato, o non ne staremo parlando qui.

La particolarità di questo luogo è, però, il fatto di essere un giardino poetico: il nome del parco, infatti, significa “giardino dei sei principi”, dove i principi sarebbero quelli di composizione della poesia giapponese considerata autoctona, il waka. L’architettura del giardino, dal canto suo, riproduce in miniatura 88 fra i topoi letterari più famosi.

Questa è l’unica attrazione che ho indicato per cui dovrete pagare per accedervi: il biglietto di ingresso costa 300 yen, ma è possibile entrare gratuitamente due volte all’anno (anche se per immortalare scene tranquille e, ovviamente, godersi la passeggiata è sconsigliato visitare il parco in queste giornate).


Santuario Kameido Tenjin


Susini a febbraio e glicini a maggio, una veduta sullo Skytree che dura tutto l’anno, non passa certo inosservato, nonostante la posizione sia dislocata dalle attrazioni principali.

Ad attrarci fin qua è sicuramente il giardino: l’immancabile laghetto, popolato in primavera da carpe e tartarughe, è sormontato da una rete di porticati che, tra aprile e maggio, piangono petali viola sulla superficie dell’acqua. Pare che neanche Hiroshige, paesaggista e xilografo tra i più famosi, sia rimasto immune al fascino di questo luogo in primavera: il santuario- e, quindi, un ramo di glicine- figura infatti tra le “100 vedute famose di Edo”.

Articolo scritto da Arianna Sammut

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