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Il mio primo viaggio sola, tra India e volontariato

Aggiornato il: lug 2

Ci sono esperienze che ti cambiano la vita.

Una di queste è stato il mio primo viaggio in India da sola e il volontariato da Madre Teresa a Calcutta.

Fin da piccola desideravo fare un’esperienza così. Sapevo che quando sarebbe stato il momento sarei partita, magari per l’Africa. Quando si pensa a volontariato internazionale l’Africa è uno dei luoghi che ci vengono subito in mente. Ma la vita ci riserva sempre grosse sorprese e nel 2010 feci il primo incontro con il luogo che mi avrebbe travolta d’amore, l’India.

Il primo viaggio fu un tour organizzato nel classico Rajasthan e sinceramente, non sapevo cosa aspettarmi.



Avevo sentito parlare poche volte di questo immenso paese e spesso non bene. Sporcizia e povertà sono le prime cose che, a volte, vengono in mente se si pensa all’India. Contro ogni aspettativa, appena varcate le porte dall’aeroporto, mi travolse invece tutta la sua potenza, magia ed essenza. Il viaggio andò ben oltre le più rosee aspettative. Da quel 2010 non c’era giorno che non pensassi a lei.

Si dice che l’India o la ami o la odi. Spesso è entrambe le cose nello stesso momento. È proprio così e una cosa è certa: è impossibile rimanerle indifferenti. è uno dei posti più assurdi e bizzarri al mondo. Quello che si vede in India difficilmente lo si vedrà altrove.

Dopo quattro anni da quella prima volta tornai a Varanasi e Calcutta. Perché Calcutta? Solitamente non viene quasi mai presa in considerazione dai tour. È una megalopoli gigante, con 15 milioni d’abitanti. Ma io volevo andarci a tutti i costi, volevo vedere con i miei occhi quella città di cui parlava Madre Teresa. Non sono molto credente ma la figura di questa piccola donnina, che ha cercato di rivoluzionare il mondo aiutando i più poveri, mi ha sempre affascinata.

Per questo volevo andare a Calcutta, volevo andare in visita alla sua tomba. E io non ti so spiegare a parole l’emozione che ho provato quando ci arrivai . A piedi scalzi entrai in una stanza spoglia, qualche panca per sedersi intorno alla sua tomba, e un profumo di quei fiori arancioni e gialli. Ero talmente emozionata che non sono riuscita a trattenere le lacrime. Mi sono sentita a casa, come se fossi finalmente arrivata nel posto che mi chiamava da tempo.

Perché ti racconto tutto questo? Perché è da qui che è partito tutto. Da un pomeriggio d’agosto del 2014.

Tornata a casa non pensai seriamente al volontariato per un po’. Poi arrivò il 2016 e qualcosa scattò dentro di me. Per caso, o forse no, incontrai una ragazza che aveva appena fatto volontariato. Parlando con lei capii che volevo partire.

Ma come fare? Avevo viaggiato tanto in coppia o in gruppo, ma mai da sola. L’inglese lo sapevo, ma a livello base. Avevo così tante paure e dubbi che ci misi sei mesi per prendere una decisione. In quei mesi la mia testa era piena di ansie perché se da un lato mi ripetevo che ce l’avrei fatta, dall’altro, non avendo mai viaggiato da sola, pensavo che avrei avuto problemi.

Ma ad un certo punto la voglia d’India e di aiutare chi aveva bisogno era così forte che vinse su tutte le paure. Ricordo ancora l’inizio del viaggio a fine 2016, dove mi congratulavo con me stessa per ogni passettino fatto. Tante piccole rivincite sulla mia timidezza, tante piccole vittorie che per la mia autostima furono preziose. Per questo voglio dirti che se hai voglia di fare un viaggio da sola fallo! Sarà una scoperta dopo l’altra delle tue capacità e ti chiederai perché non l’hai fatto prima. Ti ritroverai a superare limiti che credevi impossibili.



Quando un mattino freddo di Novembre arrivai a Calcutta tutto fu chiaro. Ero dove volevo essere. Ritrovai l’essenza dell’India, quel profumo che anni prima mi fece innamorare. Al primo impatto può sembrare una città infernale. Il caos regna sovrano, a qualsiasi ora del giorno. Ci sono dei momenti in cui vorresti fermare tutto e tutti e spingere sul tasto off. Ma se ci si ferma a guardare bene, ad osservare non solo con gli occhi ma con il cuore, è lì che si coglie il vero lato di Calcutta e dell’India. La gioia, l’umiltà, la fratellanza.

Restai in India quindici giorni e decisi di andare a lavorare negli istituti fondati da Madre Teresa. Il

volontariato è completamente gratuito (io ho dovuto provvedere alle mie spese personali come vitto, alloggio, volo) e non ha limiti di tempo. Ci sono ragazzi che rimangono per mesi. Per iniziare a lavorare bisogna avere il pass che viene rilasciato quando ci si registra. Si può scegliere di lavorare tra diversi istituti presenti in tutta la città e sei tu che decidi dove andare. Non è necessario avere precedenti di volontariato o essere infermieri/medici perché le mansioni da svolgere sono soprattutto di compagnia ai pazienti e di pulizia.

Ricordo ancora il mio primo giorno di lavoro. Avevo mille timori perché non sapevo come comportarmi e cosa fare. Non avevo mai fatto nulla di simile prima, ma il calore e l’aiuto che ho trovato da parte degli altri volontari è stato grande. Come dico sempre, a Calcutta non si è mai soli e i volontari sono tutti molto gentili tra loro.

Si rivelò tutto molto facile. L’istituto dove scelsi di lavorare è Prem Dan, una casa che ospita uomini e donne con problemi fisici più o meno gravi e anziani soli. È stato amore a prima vista e scelgo sempre di lavorare lì (dal 2016 sono tornata a fare volontariato a Calcutta ogni anno). L’ambiente è grande, pulito e gioviale. In quasi tutti gli istituti, le attività consistono ogni giorno nello stendere e piegare panni, lavare materassi, pulire pavimenti e rifare i letti. Nel resto del tempo si sta con i pazienti, giocando o tenendo compagnia, e si servono colazione e pranzo.

Uomini e donne lavorano separatamente e le donnine di cui mi sono presa cura erano fantastiche. Dopo un paio di giorni diventa tutto estremamente familiare e non vedevo l’ora di arrivare da loro ogni mattina.

Alcune iniziarono a riconoscermi, a chiamarmi per nome anche se non parlavano la mia lingua. Ci si parlava attraverso gli abbracci, le carezze e i sorrisi.

Tra di loro ci sono storie drammatiche, assurde e incomprensibili. Come Durka, una ragazza completamente sfregiata dall’acido per mano del marito, o Bula una dolcissima signora che fa fatica a parlare per colpa di un ritardo mentale. Poi c’è Renu, una donnina super attiva sempre tutta vestita a festa, o Padma che vuole essere aiutata a mangiare. Persone che senza dire grandi parole ti entrano dritte al cuore e che rendono l’esperienza indimenticabile.

Ora capisco perché il volontariato è un’esperienza che ti cambia la vita. Non solo per il lavoro che si va a fare, ma per il viaggio nella sua più totale essenza. Quello che voglio consigliarti è che se vuoi partire per un viaggio in solitaria, di volontariato o non, non pensarci due volte.


Acquista un biglietto aereo, parti e vai verso i tuoi sogni!

Buon viaggio

Giulia


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Articolo scritto da Giulia Saracco Cigarini

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